ricerca, tutela e promozione
del patrimonio enogastronomico di qualità

 








Pan d'Arbo

Per tutte le popolazioni dell'arco alpino, il castagno costituiva in passato la risorsa vegetale piu importante.
Dalla produzione di castagne dipendeva la sopravvivenza di intere comunità, perchè esse erano cibo sia per gli uomini, sia per gli animali; ma il valore dell'arbo non si esauriva lì, infatti, oltre ai frutti, si utilizzava accuratamente ogni parte della pianta (foglie, ricci, rami secchi, e naturalmente tronco e giovani polloni).

Per tali motivi lo si è spesso considerato il corrispondente vegetale del maiale, talmente importante da non avere bisogno di un nome che lo distinguesse: lo si conosceva semplicemente come "arbo" o "erbu", l'albero per eccellenza.
Le castagne secche rappresentavano una riserva importantissima per i mesi invernali e cotte con il latte e il riso servivano a preparare la quotidiana minestra serale; più raramente venivano trasformate in farina e con questa si cuocevano delle polentine da mangiare con il latte.
Il ruolo della castagna in tavola è oggi marginale e sporadico: è tempo di dare nuova dignità in cucina al frutto che si è collocato nella storia come protagonista di una civiltà millenaria.

Con questo intento e stato ideato il Pan d'Arbo, un pane dolce e compatto, eppur morbido, in cui le note rilevanti di sapore apportate dalla farina di castagne sono riequilibrate dall'aggiunta di ingredienti "di carattere" (burro, canditi, marron glacè, spezie e marsala): ne risulta un dolce dal gusto pieno e appagante, che si apprezza al meglio se lo si accompagna con un bicchiere di vino dolce locale come un passito di Erbaluce o un vino di uve stramature.

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